Perché l’arte fa bene?

La letteratura scientifica ha dimostrato che l'arte è uno strumento utile per promuovere la salute e prevenire le malattie, oltre a migliorare la qualità di vita dei malati. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto il ruolo dell'arte nella salute nel suo rapporto del 2019.

Un’immagine vale più di mille parole...

L’arte è stata usata come mezzo di comunicazione, espressione di sé, interazione di gruppo, diagnosi e risoluzione dei conflitti nel corso della storia.

Per migliaia di anni, culture e religioni di tutto il mondo hanno incorporato l’uso di idoli e amuleti scolpiti, nonché dipinti e simboli sacri, nel processo di guarigione.

Il termine “terapia artistica” è stato coniato nel 1942 dall’artista britannico Adrian Hill, che ha scoperto i benefici salutari della pittura e del disegno durante il recupero dalla tubercolosi.

In un’epoca in cui migliaia di persone soffrivano di tubercolosi nei sanatori, si osservava che il disegno e la pittura erano uno sbocco creativo per i pazienti che offrivano loro la libertà che i loro confini non offrivano.
Le pratiche nell’arteterapia si diffusero presto negli ospedali psichiatrici attraverso il lavoro di Edward Adamson che osservò e studiò la connessione tra espressione artistica e rilascio emotivo.

Nel 1964 viene fondata la British Association of Art Therapists atta a promuovere e consolidare questi nuovi studi.

L’affermazione dell’arteterapia come approccio terapeutico unico e pubblicamente accettato è avvenuta, però, solo di recente, a metà del XX secolo contemporaneamente negli Stati Uniti e in Europa.
Negli anni ’40, diversi scrittori nel campo della salute mentale iniziarono a descrivere il loro lavoro con le persone in trattamento come “terapia artistica”.

Poiché all’epoca non erano disponibili corsi di arteterapia o programmi di formazione formali, questi fornitori di assistenza erano spesso formati in altre discipline e supervisionati da psichiatri, psicologi o altri professionisti della salute mentale

La diffusione dell’arte terapia nel mondo

Margaret Naumburg, Hanna Kwaitkowska, Florence Cane, Edith Kramer ed Elinor Ulman furono cinque scrittrici influenti degli anni ’40 che diedero un contributo significativo allo sviluppo dell’arteterapia come campo riconosciuto.

Margaret Naumburg, spesso descritta come la “madre dell’arteterapia”, fondò la Walden School nella sua città natale di New York nel 1915. È ampiamente considerata la principale fondatrice del movimento di arteterapia americana. Naumburg legò l’arte all’espressione dell’inconscio attraverso la libera associazione. Naumburg credeva che i bambini a cui era stato permesso di esprimersi in modo creativo e di perseguire argomenti di loro interesse avrebbero sperimentato uno sviluppo più sano.

Influenzato dal movimento psicoanalitico prevalente all’epoca, Naumburgin iniziò a considerare il processo creativo come una metodologia simile all’espressione verbale, un mezzo per portare alla luce pensieri ed emozioni repressi e inconsci. Credeva che una volta che l’espressione simbolica dello stato d’animo di una persona fosse stata combinata con gli aspetti cognitivi e verbali dell’esperienza, avrebbe potuto aver luogo la guarigione.

Si credeva, infatti, che sia questa espressione, che la guarigione, potessero verificarsi in una sessione di arteterapia. In Italia Nicola Velotti nel 1991 stila il Manifesto per l’Arteterapia coadiuvato da artisti come Camillo Capolongo e conduce laboratori di arteterapia con l’artista Claudio Costa in collaborazione con lo psichiatra Antonio Slavich nell’ex O.P. di Quarto di Genova e nell’ex O.P. di Aversa con lo psichiatra Sergio Piro.

È utile ricordare che fino a oggi l'arteterapia in Italia, è stata utilizzata come tecnica riabilitativa e/o di sostegno con il fine di ridurre gli handicap psicofisici di miglioramento delle capacità relazionali e di inserimento di gruppo per personalità affette da patologia che va al di là della nevrosi: è stata applicata da professionisti esperti nei più diversi campi, che vanno dalla musica alla letteratura, non arrivando mai alla psicoterapia in senso stretto, per mancanza di istituzioni che selezionassero e formassero un arteterapeuta professionalmente, con specifiche e istituzionalizzate nozioni di psicoterapia correlate alla loro applicazione col metodo dell'Arte. Attualmente cominciano a sorgere scuole di questo tipo.

L’arteterapia oggi

L’arteterapia è definita dall’AATA (American Art Therapy Association) come una professione nell’area della salute mentale che utilizza il processo creativo per migliorare e potenziare il benessere fisico, mentale ed emotivo degli individui indipendentemente dalla loro età.

Il BAAT (British Association of Art Therapists ) definisce l’arte terapia come una forma di psicoterapia che utilizza il mezzo artistico come forma primaria di comunicazione.

Quello che si cerca è di consentire al paziente di apportare cambiamenti e crescita a livello personale attraverso l’uso di materiali artistici in un ambiente protetto e facilitante.

L’ arteterapia è classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un’area di confluenza del lavoro delle arti, della salute e dell’istruzione e quindi può essere esercitata da psicologi, insegnanti, educatori sociali, terapisti occupazionali, artisti, animatori socioculturali.

La diffusione della terapia artistica ha riguardato per diverso tempo esclusivamente l’ambito psichiatrico, oggi sono diversi i campi di applicazione.

L’arteterapia può essere applicata in:

• Psicoterapia
• Educazione
• Riabilitazione e prevenzione della salute mentale
• Terapia occupazionale
• Ambulatorio medico
• Intervento sociale e comunitario

L’arteterapia come disciplina attinge da una varietà di approcci teorici, come quello psicoanalitico, quello psicodinamico, quello cognitivista, quello gestaltico e quello dell’analisi transazionale e, in generale, da tutti quegli approcci terapeutici che mirano a contattare e riconciliare i conflitti emotivi, alla promozione dell’autoconsapevolezza e dell’accettazione di sé, e allo sviluppo di abilità relazionali e comunicative.

L'arteterapia solitamente viene svolta in laboratori appositi che svolgono un vero e proprio setting terapeutico. In questi laboratori l'espressione dell'arte serve sia per raggiungere una propria autoconsapevolezza ma è anche utile per la "cura" di situazioni problematiche. L'arteterapeuta gioca un ruolo importante perché deve cercare di evidenziare il lato significativo e comunicativo di questa terapia piuttosto che il lato bello nel senso estetico. L'obiettivo fondamentale è creare una relazione empatica con il soggetto, cosicché egli possa esprimersi senza filtri e non mostrare ansia da prestazione.

L'arteterapia permette di:
• migliorare le proprie capacità comunicative, affettive e relazionali, così da avere una crescita personale
• riconoscere la propria emotività, così da entrare in sintonia con il suo mondo interiore
• "avvicinarsi" al proprio disagio, in modo tale da capire le proprie sofferenze rielaborandole in una nuova e personale chiave
• nel caso in cui la terapia venga effettuata in gruppo cercare di condividere i propri stati interiori con gli altri così da creare uno spazio comune di riflessione.

È importante sottolineare che l'obiettivo dell'arteterapia non è tanto il prodotto artistico, spesso le persone pensano di dover essere artiste per farla, piuttosto il percorso che l'utente attiva per raggiungere tale prodotto.

Ovvero, è necessario capire e arrivare alla consapevolezza di ciò che accade dentro sé stessi, l’attivazione che la produzione artistica ha attivato in noi.

Prove scientifiche sull'efficacia delle arti terapie

Le recenti scoperte scientifiche sul modo in cui le immagini influenzano le emozioni, i pensieri e il benessere e in cui il cervello e il corpo reagiscono all’esperienza del disegno, della pittura o di altre attività artistiche, hanno dimostrato che l’arteterapia può essere efficace su molteplici persone. Con il trascorrere del tempo e delle esperienze su campo, la scienza impara a conoscere meglio la connessione tra emozioni e salute, stress e malattia, cervello e sistema immunitario e l’arte terapia diventa un mezzo per la loro cura.

Nel 1993, Bill Moyers ha portato alla conoscenza del pubblico la “medicina mente-corpo” in una serie televisiva “Medicina mente-corpo”, termine che descrive un approccio che considera la mente come un elemento centrale della salute del corpo. Sebbene sia diventata oggetto di attenzione negli ultimi decenni, non è un’idea nuova perché molte tecniche mente-corpo, come la meditazione e lo yoga, esistono da migliaia di anni.

Ricercatori come Benson (1975, 1996), che ha studiato la “risposta al rilassamento“, Ader (2001), leader nel campo della psiconeuroimmunologia (lo studio integrato della mente, del sistema neuroendocrino e del sistema immunitario) , e altri hanno consolidato l’integrazione dei metodi mente-corpo nella medicina tradizionale.
Le neuroscienze, intese come studio del cervello e delle sue funzioni, stanno rapidamente influenzando sia l’ambito che la pratica della psicoterapia e degli approcci mente-corpo imparando di più sulla relazione tra mente e corpo.

La relazione tra le neuroscienze e l’arteterapia è importante e influenza ogni area della pratica.

L’arteterapia come intervento mente-corpo

Il National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM, 2002), che opera sotto il National Institutes of Health (NIH), ha definito gli interventi mente-corpo come interventi pensati per facilitare la capacità della mente di influenzare la funzione corporea e i sintomi. Molti approcci che hanno una base teorica ben documentata, come l’educazione del paziente e gli approcci cognitivo-comportamentali, sono ora caratterizzati come “mainstream” dal NCCAM.

L’arteterapia è considerata un intervento mente-corpo, anche se è stata utilizzata soprattutto come forma di psicoterapia piuttosto che come intervento che modifica la fisiologia, i sintomi e altri aspetti della salute. Solo recentemente la ricerca sull’arteterapia sta iniziando a indicare perché può essere utilizzata come metodo mente-corpo (Malchiodi, 1993, 1999).

Per esempio, DeLue (1999) ha dimostrato gli effetti fisiologici del disegno dei mandala con un gruppo di bambini in età scolare, utilizzando il biofeedback per misurare la temperatura della pelle insieme a monitor per la pressione sanguigna e le pulsazioni.

Camic (1999) ha condotto uno studio utilizzando l’arte visiva e altre forme d’arte insieme a tecniche cognitivo-comportamentali, meditazione e imagery mentale per ridurre il dolore cronico negli adulti.

Altri studiosi hanno esaminato come la creazione di opere d’arte vada a integrare il trattamento medico e sostenga le capacità dei pazienti di affrontare i sintomi e lo stress (Anand & Anand, 1999; Gabriels, 1999; Hiltebrand, 1999; Lusebrink, 1990).

Neuroscienze e arteterapia

Sapere come funziona il cervello e come influenza emozioni, cognizione e comportamenti è essenziale nel trattamento di gran parte delle problematiche che le persone portano in terapia, compresi i disturbi dell’umore, lo stress post-traumatico, le dipendenze e le patologie fisiche.

Per quanto molte aree di ricerca siano interessanti per la pratica psicoterapica, molte di esse risultano altrettanto interessanti per l’arteterapia, come:
• immagini e formazione delle immagini
• fisiologia dell’emozione
• teoria dell’attaccamento
• effetto placebo.

Ci sarebbe ancora molto da dire ma quello che a pare mio diventa fondamentale è sottolineare come l’utilizzo dei mezzi espressivi diventa quindi proficuo all’helper per comprendere alcune situazioni che il cliente non si sente pronto ad esprimere o che comunque trova difficoltà a farlo. Il mezzo espressivo, infatti, aiuta la persona ad entrare in contatto con la parte inconscia di sé, accelerando il processo di consapevolezza e mettendo alla luce realtà ancor non del tutto chiare.

Avere la possibilità di liberarsi dei pesi che si avvertono all’interno e poterli poi visualizzare dona al cliente non solo una sensazione di leggerezza ma, al tempo stesso, aumenta la sua consapevolezza, vede il suo dolore, la sua rabbia, tocca la sua tristezza!

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